Marta Gilmore

Direttivo CDMT

Marta Gilmore

Contatti

#list-style-62f59bb09455e ul li:before { font-family:FontAwesome; content: "\f00c"; color:#f97352 }
#mk-custom-box-62f59bb093c1b { min-height:100px; padding:30px 20px; background-attachment:scroll; background-repeat:repeat; background-color:#f6f6f6; background-position:left top; margin-bottom:10px; } #mk-custom-box-62f59bb093c1b .mk-fancy-title.pattern-style span{ background-color: #f6f6f6 !important; }

Regista, drammaturga e traduttrice teatrale che coniuga la ricerca artistica nel teatro professionale con progetti didattici ed educativi rivolti ai non professionisti, con particolare attenzione all’infanzia e all’adolescenza. Fondatrice nel 2004 del collettivo artistico indipendente Isola Teatro, con il quale firma la regia e la drammaturgia di diversi spettacoli, andati in scena in teatri e festival nazionali e internazionali. Dal 2022 fa parte del direttivo dell’ex CDM onlus oggi CDMT Ets – Centro Didattico Musicale e Teatrale, per il quale coordina il dipartimento di teatro e i progetti educativi rivolti al territorio del III Municipio.

Dal 2017 è co-ideatrice e co-direttrice artistica di AllezEnfants! Microfestival teatrale delle scuole superiori di Roma, progetto di Isola Teatro e dello spazio indipendente Carrozzerie n.o.t, ospitato e sostenuto dal Teatro di Roma, Teatro Nazionale: esperienza unica nel suo genere sul territorio di Roma Capitale che coinvolge ogni anno centinaia di adolescenti e decine di istituti scolastici, compagnie e artisti della scena romana e nazionale in un percorso di educazione alle arti perfomative fortemente inclusivo e di alto profilo. Da quasi vent’anni collabora con il Teatro delle Albe di Ravenna a progetti pedagogici ispirati ai principi della Non-scuola. Collabora con il Teatro di Roma, Teatro Nazionale a progetti didattici rivolti all’infanzia e all’adolescenza. Negli anni ha collaborato con associazioni del territorio, enti per la salute mentale e altre realtà istituzionali e non a progetti di formazione artistica, integrazione sociale e promozione del benessere, oltre ad aver condotto diverse decine di laboratori di teatro nelle scuole secondarie, primarie e dell’infanzia. Dal 2015 è docente di Stap Brancaccio, Accademia delle Arti Performative. Ha collaborato con l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico, l’Officina delle Arti P. P. Pasolini  laboratorio di Alta Formazione e con la Scuola Europea per l’Arte dell’Attore. 

Regista e autrice

Habiba la magica, adattamento per il teatro dal romanzo di Chiara Ingrao, debutto presso il Teatro India, Teatro di Roma, Teatro Nazionale 2019, spettacolo teatrale affiancato da un Atelier didattico promosso dal Teatro di Roma presso alcuni istituti scolastici;

La casa bianca, produzione Isola Teatro, debutto presso il Teatro India, Teatro di Roma, Teatro Nazionale 2019;

Friendly Feuer (una polifonia europea), produzione Isola Teatro, Roma, 2015, selezione Napoli Fringe Festival, debutto presso il Teatro India, Teatro di Roma, Teatro Nazionale, 2016;

Senza Lear, (Vincitore del Premio Lia Lapini per la scrittura di scena 2009), debutto presso Festival Voci di Fonte Siena, in scena in diversi teatri e festival, produzione Isola Teatro, Roma 2009;

Brucia, produzione Isola Teatro, Roma, 2008; 

La strada ferrata (Finalista Premio Scenario 2007), produzione Isola Teatro, Roma, 2007, in tournée 2007-2009; 

Altre regie

Sette Bambine Ebree, di Caryl Churchill, produzioneSIL/Società Italiana delle Letterate e Isola Teatro, Roma, 2015;

L’Isola di Athol Fugard, John Khani e Winston Ntshona, produzione Imbarco per Citera, Roma, 2004.

Traduzioni per il teatro

Ballando a Lughnasa (Dancing at Lughnasa), di Brian Friel, Arcadia Media Libri (in via di pubblicazione). 

Traduzioni (Translations), di Brian Friel, Arcadia Media Libri, Roma 2022.

La reginetta di Leenane (The Beauty Queen of Leenane), di Martin McDonagh, 2022. 

L’ospedale al tempo della rivoluzione (The hospital at the time of the revolution), di Caryl Churchill, Editoria & Spettacolo publisher, Spoleto, 2020;

Bei Soldi (Serious Money), di Caryl Churchill (1987 Laurence Olivier Award for Best New Play, 1988 Obie Awards Best New American Play, 2009 Grammy Award winner), Casa Editrice Editoria & Spettacolo, Spoleto, 2016;

Mi chiamo Rachel Corrie (My name is Rachel Corrie) basato sugli scritti di Rachel Corrie a cura di Alan Rickman e Katharine Viner, con Monica Capuani, Casa Editrice Elliot Edizioni/Reading Roma, 2007;

Molly Sweeney (Molly Sweeney), di Brian Friel, con Monica Capuani, Casa Editrice Elliot Edizioni/Reading, Roma, 2006; 

L’Isola (The Island), di Athol Fugard, John Khani e Winston Ntshona, 2004.

Traduzioni per la televisione

Zero, serie originale Netflix, 2019;

Baby2, serie originale Netflix, 2018 e 2019.

Stralci di rassegna stampa

“Si esce da teatro con una consapevolezza in più sul nostro passato (e sul nostro presente) e con una iniezione di energia e di entusiasmo, perché  Friendly Feuer ci mostra un teatro che ha ancora senso se chi lo fa sa farlo con intelligenza e amore come Marta Gilmore, Eva Allenbach, Tony Allotta, Armando Iovino e Vincenzo Nappi.”

Alessandro Paesano, teatro.gaiaitalia.com, 6 maggio 2016.

“La scelta registica di dare a questo processo la forma e la struttura aperta di uno «spettacolo/performance» è di sicuro pertinente nel rendere visibile la frammentarietà e la coralità di tante ed eterogenee voci. (…) ”

Lucia Medri, Teatro E Critica, 5 maggio 2016.

“Quanto vale la mattanza oggi per queste dirigenze? In nome di cosa sono caduti gli europei? Con simili domande si esce alla fine della rappresentazione e si suppone che tale fosse l’intento della Gilmore e degli attori in scena, i quali però non fanno nessuna operazione retorica, non hanno da lanciare messaggi espliciti ma da raccontare.”

Marcantonio Lucidi, marcantonioluciditeatro.it, 30 aprile 2016.

“Attraverso questo variegato  flusso di reminiscenze, Marta Gilmore costruisce, con efficace particolarità,  l’affresco di una Europa lontana cento anni, all’apparenza distante, eppure vicinissima a noi, grazie all’annullamento della quarta parete, che consente di alternare le testimonianze di chi ha vissuto la Grande Guerra, al confronto diretto con il pubblico, protagonista di un presente alquanto precario e complicato, al quale vengono posti interrogativi fortemente attuali e chiamato sul finale ad apparire addirittura in scena.”

Maresa Palmacci, La Repubblica.it – Che Teatro che fa, 2 maggio 2016

“(…) Parole come intermedialità, immersione e narratività non lineare appartengono ancora troppo raramente al teatro, ed è curioso constatare come Marta Gilmore sia riuscita ad applicare tutti questi concetti a un tema già di per sé molto delicato come quella della guerra. “Friendly Feuer” è la prova che, almeno nell’arte, non esistono guerre interne, ma un aiuto comune può portare alla tanto desiderata sperimentazione. (…)”

Matteo Illiano, Serena Antinucci, Giada Marcon, recensito.net 30/04/20.

“La sala del teatro India diventa così un’arena, viva, dove disertori, soldati di schieramenti opposti, ragazzi affetti da nevrosi post guerra, si incontrano e raccontano al pubblico le loro storie, in una babele di voci, humus di un’Europa ancora acerba.  Gli strumenti per imbastire la drammaturgia scenica sono i più vari, dai video, alla musica, alle immagini istantanee di una telecamera portatile, fino ad arrivare alla parola: storpiata dal dialetto o pronunciata in lingue differenti, sarà proprio la parola a regolare il ritmo della scena, in maniera vivace, regalando anche momenti d’ironia.”

Elena Cirioni, Paper Street, 28/04/2016

“Una polifonia europea”, infatti, il sottotitolo di questa ricerca appassionata e appassionante, che adotta un approccio originale, persino innovativo: la regista Marta Gilmore ha guidato gli attori (Eva Allenbach, Tony Allotta, Armando Iovino, Marta Gilmore, Vincenzo Nappi) verso la creazione di una scrittura collettiva, che non rappresenta la storia, ma la espone, come un oggetto museale o un reperto archeologico, dentro una partitura drammaturgica aperta, che mette in gioco la costruzione di una pluralità di punti di vista.”

Renata Savo, Scene Contemporanee, 9/05/2016

Senza Lear è una ronde di possessioni e di trasformazioni che si comunica per contagio da un attore all’altro e dagli attori al pubblico, investendolo con le onde sempre più alte di una comicità naufraga che solo la misura della regia trattiene nel suo ring (un green ispido e posticcio), impedendole di esondare nella farsa.”

Attilio Scarpellini, www.lettera22.it

“(…) Comincia con sorrisi trattenuti e entusiasmo palpabile, questa rilettura del Lear shakesperiano messo in salsa Festen. Una parodia feroce, un affondo nelle vite delle tre figlie del re, còlte nell’antefatto, ossia nei momenti prima le fatali dichiarazioni d’amore per il padre sovrano.”

Andrea Porcheddu, www.delteatro.it

“(…) La costruzione è serrata, la drammaturgia è davvero efficace e puntigliosa, la Gilmore tiene i suoi attori lasciando loro però lo spazio necessario per non fare la fine dei personaggi, così divertendosi riescono a sentirsi pienamente sulla scena, sanno di esserci, lasciando di sé impronta e carattere.”

Simone Nebbia, www.teatroecritica.net

“(…) La recitazione è curata nei minimi dettagli dalla forza critica di Marta Gilmore, serva riverente dell’improvvisazione e della drammaturgia collettiva che le valsero il Lia Lapini 2009 e il successo in altri spettacoli che ancora girano bene.”

Sergio Lo Gatto,  www.klp.it

“Si notava già ne La strada ferrata, spettacolo che li fece conoscere al pubblico e alla critica, ritornava poi in Brucia, ed è palpabile ancora in questo ultimo lavoro: la scrittura di Isola Teatro è probabilmente qualcosa di unico nel nostro panorama teatrale.”

Andrea Pocosgnich www.teatroecritica.net

“Tutti bravi, giovani e freschi, si misurano con una scrittura collettiva incisiva, che stupisce per l’attualizzazione dell’incipit shakesperiano. L’asciutta regia di Marta Gilmore risalta il ruolo dell’attore per un teatro di parola attuale e non banale.”

Simone Pacini

“(…) È un teatro ridotto al minimo, questo ideato da Marta Gilmore, dove ogni cosa superflua decade per fare spazio all’attore e alla sua presenza. Una scelta che illumina la storia, la rende profonda e allo stesso tempo leggera, in grado di arrivare senza una mediazione.”

[da Carta n°15/2009] Graziano Graziani

“Ispirato” non vuol dire che il testo scritto sia una banale drammatizzazione del fatto di cronaca, ma un’intelligente e felicemente riuscita ricerca drammaturgica compiuta dalla compagnia Isola Teatro di Marta Gilmore che firma la regia dello spettacolo. (..).” 

Alessandro Paesano –  www.teatro.org

“La prima caratteristica che colpisce di questo gruppo è la capacità di elaborazione drammaturgia e scrittura scenica. La fantasia con cui il dramma viene sviscerato è protagonista di una ricerca che non approda mai nei suoi 55 minuti a qualcosa di già sentito.”

Andrea Pocosgnich, http://guide.supereva.it/teatro_contemporaneo/

“ (…) Ma Brucia è anche e soprattutto un testo affascinante e sconvolgente allo stesso tempo, un testo che mette alla prova gli interpreti e come singoli e come gruppo corale. (…) La regia curata e precisa di Marta Gilmore non lascia nulla al caso: gestualità, espressioni, escursioni interpretative sono frutto di attenzione e studio scrupolosi.  (…)

Francesco Lucioli, http://www.cinemavvenire.it/teatro/

“(…)Ne nasce uno spettacolo piacevole, stimolante e creativo, con su tutto due parole d’ordine che ne segnano il corso: estro e lentezza; (…): un ottimo esperimento che mette a nudo la plasticità e insieme l’irrealtà, la capacità allo stesso tempo tangibile e aleatoria che solo possiede il teatro.”

Simone Nebbia, www.TeatroTeatro.it

“(…) La direzione degli attori, infatti, va verso una grande sensibilità del corpo, che rende la materia drammaturgica più umana, più diretta.” 

Danila Bellino, www.laltrapagina.it  

“ (…)Un felice incontro con una compagnia capace di un’eccellente costruzione drammaturgica e uno speciale equilibrio tra ciò che resta nascosto eppure teatralmente si svela.  

Valeria Ottolenghi La Gazzetta di Parma– 10 maggio 2009

 “(…) La strada ferrata è un altro tassello di un percorso di ricerca intelligente e umile, intrapreso dalla Compagnia, umile perché non si atteggia a importante o a profondo, nonostante lo sia, e molto più di altre produzioni.”

Alessandro Paesanowww.teatro.org   maggio 2009

“(…) E’ infatti facile trovare in questo spettacolo di Isola Teatro diversi momenti dal forte impatto visivo ed emotivo.”

Andrea Pocosgnich – www.guidesupereva.it/teatro_contemporaneo – maggio 2009

“(…)La strada ferrata , rapida pièce sull’adolescenza femminile, rivela acri umori e dolenti risvolti.” 


Franco De Crucets
  Il Mattino -26 novembre 2008-

“(…) La lucida e poetica regia della Gilmore, insieme alle emozionanti interpretazioni della Olivieri e della Sabatini e al sempre appropriato commento musicale di Fabio Guandalini, conducono inesorabilmente ad un finale tristemente annunciato.” 

Stefania Maraucci, Hystrio n. 1/2009 

“(…)In modo singolare, da uno spettacolo concepito e svolto con l’obiettivo stretto sulle protagoniste, privo di scenografie e visibilmente molto ‘povero’, emerge dominante il contesto sociale.”

10 marzo 2008 – Renato Nicolini-“L’Unità” 

“La seconda volta di Marta (Gilmore) mantiene la promessa : si torna a respirare il personalissimo talento visionario, narrativo e compositivo, che la giovane regista italiana riuscì a dispiegare nella sua opera prima.” 

 21 febbraio 2008, Daniela Pandolfi, www.womennews.net

 “La strada ferrata è un lavoro intenso, difficile, profondo, che pone al suo fulcro il delicato periodo dell’adolescenza: il conflitto nato dalla relazione speculare tra le protagoniste colpisce a tratti lo spettatore con la violenza che solo il dolore e il senso d’abbandono possono avere.”

18 feb 2008, Marzia Apice,www.delteatro.it

 “(…) Il testo mischia, accumula, frulla e restituisce figure, battute, sonorità utili alla costruzione di un mondo infantile, nel quale emozioni senza filtro danno vita a mondi irraggiungibili pronti a scomparire sotto i peli che crescono, il mestruo che scorre, uomini che esplicitano debolezze, fantasia che cede alle pulsioni, innocenza che si apre al mesto mondo degli adulti.”

Andrea Monti, www.teatranti.com

 “(…) È ciò che basta per raccontare una storia e Marta Gilmore che firma la regia e la sceneggiatura (insieme alle promettenti attrici Fiammetta Olivieri e Pamela Sabatini) lo fa con garbo e delicatezza pur affrontando temi scottanti, attuali o perennemente universali, spesso sottaciuti. Dimostrando che anche con semplicità e leggerezza si possono raccontare modi e mode della contemporaneità.”  

Marialaura Simeone, www.noidonne.it

 “Le due attrici Fiammetta Olivieri, Secondina, e Pamela Sabatini, Willie, sono forti e coinvolgenti, senza abbassamenti di tono, ma soprattutto dimostrano una disarmante spontaneità..” 

Danila Bellino 17 marzo- www.laltrapagina.it – 

“Ciò che la conclusione regala è una presa di coscienza sul comune senso di perdita, un dolore che viene esorcizzato con l’arma di uno humor noir che lascia allo spettatore l’ultimo giudizio, forse commosso.” 

Manuela Antonucci, Antonucci@fuorilemura.it

(…)Sia lode allora a chi avrà proposto e sostenuto questa piccola ma significativa impresa, che arreca una nota di merito su un inizio della stagione di prosa piuttosto magro di novità.
E si valuti quanto è giusto il vigore degli attori, Oscar De Summa e Armando Iovino, ben guidati dalla oculata regia di Marta Gilmore che firma anche la traduzione italiana del testo.
Aggeo Savioli – L’Unità 27 gennaio 2007

“Non posso non citare la bella soluzione della regista Gilmore di far uscire correndo intorno alla pedana-isola i due prigionieri.
Corrono in tondo, compiono sempre lo stesso percorso. Ma, appunto, corrono, sono liberi, sono felici.
Franco Cordelli – Corriere della Sera 1 febbraio 2007

“La regia non poteva avere tocco più leggero e attento, affine alla sensibilità del testo e alla sua determinazione di “canto libero”.
Daniela Pandolfi – Dramma.it febbraio 2007

“(…) l’ottima messa in scena della regista (e traduttrice) dell’opera, Marta Gilmore, unita alla bravura raramente sopra le righe dei due protagonisti – Oscar De Summa e Armando Iovino – riesce a sfruttare ogni sfumatura del testo, dal tragico al comico.
Monica Mazzitelli, OFF, Quotidiano di Spettacolo

“I due interpreti, Oscar De Summa e Armando Iovino, sanno riempire la scena con energia e  vivacità, alternando toni e atmosfere sempre nel segno di un fresco racconto, grazie anche alla femminile leggerezza della regia di Marta Gilmore”

Marco Bellizi, L’osservatore romano 

“(…)Basta una coperta utilizzata come sipario e alcuni oggetti riadattati: la magia del teatro si ritaglia un angolo di libertà nel luogo dove la libertà è stata cancellata.”

Alessandra Cava, www.teatriinvisibili.splinder.com, 29/09/08

“(…) Stupisce, come stupiva ne “La strada ferrata”, la capacità di Marta Gilmore di lavorare con lo schema a dialogo, il suo gusto per il racconto partecipato, il suo montare movimenti stretti eppure ariosi. Uno spettacolo davvero interessante.”

Sergio Lo Gatto http://www.klpteatro.it/eventi/112-endgame/index.php?option=com_content&view=article&id=1325:isola-fugard-kani-ntshona-recensione&catid=92:2010&Itemid=140

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Not readable? Change text. captcha txt

Start typing and press Enter to search